sabato, marzo 03, 2007

Salviamo il bipolarismo

Tira una brutta aria per il bipolarismo e la democrazia dell'alternanza.
La tendenza "proporzionalista" ed "autoreferenziale" della classe politica italiana, che va quasi senza soluzione di continuità da destra a sinistra, sta ritornando protagonista.
La grande conquista, nata sulle ceneri delle Prima Repubblica, è stata proprio la possibilità da parte degli elettori di scegliere la coalizione ed indicare il capo del governo, sottraendo questa scelta ai bizantinismi ed ai tatticismi delle segreterie dei partiti. Questo risultato è troppo prezioso per farcelo "scippare" senza alcuna resistenza da parte nostra.
Non neghiamo che il bipolarismo che si è instaurato in questi anni in Italia è ben lungi da essere un bipolarismo maturo dove le due coalizioni trovano la ragione del proprio essere nei valori e programmi da portare a compimento, piuttosto che nell'odio verso l'avversario. E' indubbio che si tratti di un bipolarismo malato, ma ciò non significa che è il concetto del bipolarismo a non funzionare. Si tratta di completare quel percorso iniziato nei primi anni '90 per vedere finalmente anche in Italia confrontarsi due schieramenti (o partiti) uno di centrodestra ed uno di centrosinistra, omologhi in Italia del PPE e del PSE.
Dobbiamo però vigilare perchè troppe sirene "centriste" vorrebbero far credere che un ritorno al proporzionale sia il modo migliore per garantire la governabilità.
Esiste però un popolo di centrodestra, il popolo della libertà, che considera il bipolarismo un VALORE. Saremo in tanti a vigilare contro qualsiasi tentativo di restaurazione neo-centrista che possa portare ad una nuova egemonia post-democristiana con gli eredi della balena bianca sempre al governo alleandosi di volta in volta o con la destra o con la sinistra, dopo aver incassato i voti.
Noi di Destra Moderna saremo sempre in prima linea sostenendo come il Presidente Fini il " Sistema dell'alternanza, bipolarismo, governabilità". Questi i "limiti invalicabili" secondo Alleanza nazionale per poter parlare di riforma elettorale, insieme alla necessità che i partiti indichino "prima e non dopo" il voto, quali sono le alleanze.